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Pubblicato il 20/05/2009 da nodalmolin
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Dal Molin: la crisi come ricatto
Se i sindacati che hanno sostenuto il progetto per la nuova base militare statunitense pensano di lavarsi la coscienza con qualche dato falso si sbagliano: loro, complici della costruzione di una nuova base di guerra, stanno ricattando la comunità vicentina strumentalizzando la crisi economica che colpisce tutti noi per far arricchire pochi sulle spalle di tutti. Fanno gli interessi di qualche imprenditore facendolo pagare a cittadini e lavoratori.
La risposta alla crisi economica non può essere quella indicata dal consiglio comunale di Vicenza: se, infatti, la soluzione è la realizzazione delle grandi opere, oltre alle beffa della crisi i vicentini dovrebbero subire anche l'inganno dei costi economici e ambientali delle grandi opere.
Sulla vicenda Dal Molin anche Cisl e Uil stanno dalla parte dell'inganno: non è vero che il 60% delle commesse ricadrà sulle aziende locali e che lavoreranno il 7% degli edili vicentini: solo poche ditte del nostro territorio, infatti, hanno i requisiti per aspirare ai subappalti. E, del resto, sono frenetiche le prenotazioni di abitazioni e stanze d'albergo destinate agli operai, segno che a lavorare non saranno i vicentini.
Se il progetto sarà realizzato, a pagarne le infrastrutture necessarie saranno i cittadini; i vantaggi, dunque, ricadranno su pochi, mentre i costi dovremo sostenerli tutti. Un sindacato dovrebbe, oltre ad avere dei forti principi morali ed etici (come il rifiuto della guerra e dei suoi strumenti), mettere sulla bilancia tutti gli aspetti che condizionano la vita dei lavoratori che rappresenta: i costi economici, sociali e ambientali saranno molto più pesanti dei presunti vantaggi occupazionali sbandierati da Cisl e Uil. Ma, evidentemente, l'accordo con i paròni è più importante della tutela dei lavoratori.
Presidio Permanente, 20 maggio 2009
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